Patologia

La mano per la sua complicata struttura anatomica e per la sua alta specificità polifunzionale può esser definita un vero “capolavoro” anatomico. Per tale motivo le lesioni traumatiche, anche se di lieve entità, ase colpiscono le sue nobili strutture possono rendersi responsabili dell’insorgere di potenziali e gravi handicap.

Per ridurre il rischio del verificarsi di tali complicanze è necessario che qualsiasi trauma alla mano venga trattato con un buono ed appropriato intervento medico-specialistico da parte di persone altamente qualificate.  In altre parole, a seguito di un trauma alla mano vanno effettuate tutte quelle procedure terapeutiche necessarie affinchè venga scongiurato il pericolo che possano verificarsi tutte le complicanze a breve e a lungo termine che lo stesso potrebbe causare.

Tra i diversi traumi che possono colpire anche limitatamente la mano, quindi solo singole componenti anatomiche (fratture, lesioni tendinee, vascolari, nervose), possiamo citare senz’altro come più gravi e complesse le amputazioni, poichè coinvolgono contemporaneamente tutte le strutture “nobili” della mano.

Le amputazioni delle dita e del pollice sono, purtroppo, traumatismi che si verificano con discreta frequenza. Le cause che possono provocare lesioni traumatiche sono per lo più rappresentate da infortuni lavorativi (in particolare nelle grandi industrie), infortuni della strada, aggressioni ed infine anche automutilazioni

Trattamento delle Lesioni Gravi

Il trattamento delle gravi lesioni (amputazioni) della mano, quando possibile, è esclusivamente chirurgico ed è rappresentato dal reimpianto.

Il reimpianto delle dita amputate è un atto chirurgico riparatore tecnicamente possibile e la cui tecnica di esecuzione -Microchirurgia si è molto affinata negli ultimi anni. A seguito di un reimpianto, è però abbastanza normale aspettarsi solo una più o meno buona, e comunque parziale ripresa del movimento e della sensibilità.

Le indicazioni all’esecuzione di un reimpianto sono influenzate da diversi fattori, inclusa l’importanza della parte anatomica andata persa. Altri fattori sono rappresentati dal ” livello” a cui si è verificata l’amputazione, dalla presenza di amputazioni a più livelli, dal tempo di ischemia trascorso dal momento dell’amputazione a quando il paziente si presenta nella struttura sanitaria, dal meccanismo con cui si è verificato il trauma, dal modo di conservazione della parte amputata, dalle condizioni generali di salute del paziente, dalla sua età, dalle aspettative sulla ripresa funzionale, lavorativa, dalle sue motivazioni.

Vi sono delle condizioni in cui si manifesta grande indicazione ad eseguire un reimpianto, come per esempio in caso di amputazione di più dita, amputazione del pollice, amputazione della mano al palmo e/o al polso, amputazione nei bambini. 

In altri casi vi è una “controversa” indicazione ad eseguire un reimpianto, come per esempio nell’amputazione di un singolo dito, che non sia un’amputazione per strappamento.

Infine esistono condizioni in cui il reimpianto è paradossalmente controindicato, come per esempio: amputazioni con un tempo di ischemia che ha superato le 6-8 ore, amputazioni in un paziente con politrauma e patologie che lo pongono a rischio di sopravvivenza, amputazioni a più livelli e amputazioni da schiacciamento. Non sempre quindi è possibile effettuare un reimpianto delle parti anatomiche che sono state sezionate dalle lesioni traumatiche. Questo avviene nei casi in cui l’amputazione, come detto, si sia verificata per schiacciamento, schiacciamento e ustione, per strappamento e/o interessi l’estremità più distale del polpastrello.  Infatti, quando ad esempio il trauma ha causato la perdita dell’apice del dito si deve purtroppo ricorrere ad una regolarizzazione (accorciamento) dello stesso, cercando di “coprire” il moncone con lembi di cute e sottocute, per proteggere l’osso sottostante e dare la maggior lunghezza possibile.

Un’amputazione del pollice invece e/o un’amputazione multipla di dita comprometterebbe severamente la funzionalità della mano. Per questo motivo, in presenza di lesioni di tale gravità è sempre indispensabile procedere ad una ricostruzione. 

Quando il reimpianto sarà quindi possibile, questo dovrà essere effettuato in strutture qualificate, appositamente attrezzate, e da personale altamente specializzato, che dopo aver valutato la corretta “indicazione”, procederà alla Ricostruzione Microchirurgica dell’arto utilizzando materiali e strumentario sofisticati.

Si deve procedere prima con la “stabilizzazione” dell’osso e sutura dei tendini, successivamente alla fase più delicata e complessa della Ricostruzione di piccoli vasi sanguigni e nervi, sotto l’ingrandimento ottico del il Microscopio Operatore.

Anche la fase post intervento chirurgico risulta particolarmente impegnativa perché fatta di continui monitoraggi della rivascolarizzazione, che se stabile nel corso del tempo successivo ed accompagnata da una quanto maggiore ripresa funzionale e sensitiva dell’arto ricostruito, rappresenta la massima soddisfazione per il paziente e per il medico.

Risorse Esterne

Reimpianti Microchirurgici

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